punta campanella - relitto del valsavoia

PUNTA CAMPANELLA - relitto del valsavoia

Il " Valsavoia " era un piroscafo da carico ad una elica costruito dalla Società Esercizio Bacini a Riva Trigoso nel 1919. Fu varato col nome Rosolino Orlando, dal 1923, cambiata la proprietà venne ribattezzato Valsavoia. Dimensioni di stazza (registro 1920) m. 117,60 x 15,70 x 8,35. Scafo in acciaio con un ponte e bagli in stiva. Requisito dalla Marina Militare dal 25 agosto (a Messina) al 30 dicembre 1941 e dal 22 ottobre (a Genova) al 29 dicembre 1942. Non iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato. Il Valsavoia era partito dal porto di Napoli alle 11,20 del 2 febbraio 1943, al comando del Capitano di Lungo Corso Amedeo Astarita, in convoglio con il piroscafo mercantile Salemi che seguiva in linea di fila e diretti a Messina, carichi di derrate alimentari e cemento nonché alcuni documenti segreti destinati al comando delle truppe militari dislocate in Sicilia. Il Valsavoia era armato con un cannone poppiero ed una mitragliatrice per difendersi da eventuali attacchi. La navigazione procedeva tranquilla, attraversato il golfo di Napoli seguendo le rotte di sicurezza, doppiata Punta Campanella il convoglio procedeva seguendo rotte radenti costiere. Alle ore 14,40 lasciati gli scogli Galli al lato sinistro con la prora poco di terra verso Capo d'Orso e quindi a 9 miglia per 85° da Capri ci fu un primo scoppio sul lato destro della nave seguito subito da un'altro e poi da altri colpi. Il sommergibile Safari della Royal Navy, in servizio di pattugliamento individuò il convoglio nemico e lanciò diversi siluri che colpirono ed affondarono sia i piroscafi Valsavoia e Salemi che due faraglioni affioranti in prossimità della torre Clavel detti Madre e Figlio che furono frantumati. Nessuna difesa fu possibile da parte del Valsavoia, l'unica arma a disposizione era il cannone poppiero ma la poppa della nave era già sommersa quando il sommergibile Safari affiorò. Fu subito diramato l'ordine di abbandonare le navi che stavano affondando sotto i colpi di cannone del Safari. Quasi tutti gli uomini degli equipaggi si salvarono grazie al tempestivo intervento dei positanesi che, scesi in mare con tutte le barche a disposizione, prestarono immediato soccorso ai naufraghi. L'equipaggio del Valsavoia contò una perdita, mentre del Salemi morirono 7 membri dell’equipaggio tra cui anche il comandante, il capitano Giovanni Volpe. Da quel fatidico 2 febbraio 1943 il Valsavoia giace indisturbato su un fondale di 86 metri al largo tra Capri e Positano.

 

Profondità minima 72 mt e massima 85 mt.